
Oggi Cristo ci propone la parabola del Padre misericordioso.
Il figlio chiede al padre la sua parte di eredità.
Il figlio parte per l’avventura.
E’ felice di essere libero.
Si attarda nelle vie della strada,
scopre gli amici,
sono tanti che nella fortuna gli stanno vicino.
E’ la via della prostituzione.
Quante cannonate di piaceri assapora.
Non pensa più al padre, né alla sua famiglia
che accumula dolori.
Poi capisce che è meglio la via della droga,
qui gioisce e non capisce più nulla.
La droga lo uccide di mente.
Poi passa alla via della strada,
imperterrito continua.
Poi si trova in mezzo ai guai.
Poi trova la strada del lavoro.
Pulisce i cessi, pulisce i grovigli,
si trova nel silenzio.
Buttato nell’oscurità.
Non può pensare al Padre.
Quanti lavorano da lui.
Lui in mezzo alla strada, assapora la meschinità.
Il dolore della sua nullità di schifezza
lo rende aspro e incapace di riflettere.
Nella mia miseria, andrò da mio padre.
Gli dirò: “ Padre, ho peccato contro di te e contro il cielo”.
Si alzò dalla sua miseria e si avviò.
Quanti dolori ha il padre,
l’attendeva da sempre.
Eccolo, è qui. E’ qui.
Gli salsa addosso,
sei tornato finalmente.
Questa è la storia di ogni padre.
E’ il Padre Misericordioso.
Io immagino ciò che la natura non ha ancora creato.
Io seguo il leader dello spirito,
nel suo cuore vivo l’infinito.
Il mio stomaco digerisce le pietre,
la mia volontà invece divora
ogni parola di Cristo.
Ho sempre un buon appetito
della sapienza divina.
Ora capite perché rigetto
ciò che mi perturba l’animo.
Sono impaurito dinanzi alla montagna sacra,
sovrasta ogni pensiero umano.
I miei occhi tuttavia
penetrano l’altezza del cielo.
e le mie vene
fluiscono nelle arterie dell’universo.
Lasciamoci riconciliare dal Padre.
Paolo Turturro